La dimora
Una casa chiusa per quarant’anni
La Dimora dei Colli è del 1878. È stata una casa colonica, poi la casa di famiglia, poi per quarant’anni non è stata niente: chiusa, con le imposte serrate e l’acqua staccata.
Come è andata
La casa era del bisnonno di Anna, che coltivava la collina dietro. I figli sono andati via uno alla volta, negli anni Sessanta e Settanta, come è successo a mezza campagna veneta. L’ultima a starci è stata la nonna, fino al 1979.
Da allora è rimasta chiusa. Non è mai stata venduta perché nessuno in famiglia se la sentiva, e non è mai stata sistemata perché sarebbe costato troppo. Ogni tanto qualcuno ci passava per controllare che il tetto tenesse. A un certo punto ha smesso di tenere.
Nel 2017 Tommaso ha chiuso il suo studio di progettazione a Milano. L’idea era prendersi sei mesi. Siamo venuti qui a fare un sopralluogo per decidere se vendere, e ci siamo fermati un mese a pulire. Poi abbiamo chiesto un preventivo, che era spaventoso, e abbiamo cominciato lo stesso.
Il restauro
Ci sono voluti due anni, da settembre 2017 a maggio 2019. Il tetto è stato rifatto per intero: travi nuove dove serviva, coppi originali recuperati e ricollocati, isolamento sotto, perché il sottotetto è diventato la Suite Belvedere e senza isolamento sarebbe stato invivibile da maggio a settembre.
I pavimenti in cotto li abbiamo salvati dove si poteva, circa il sessanta per cento. Il resto è stato rifatto con cotto di recupero preso da una demolizione vicino a Este, che aveva lo stesso formato. Se guardi da vicino la differenza si vede, e ci sta bene così.
Le imposte sono quelle originali, smontate, sverniciate a mano e rimontate. Gli infissi invece sono nuovi, a doppio vetro: sulle finestre non abbiamo voluto fare compromessi, perché una casa fredda d’inverno non si può affittare.
Tutto il resto — impianto elettrico, idraulico, riscaldamento, i quattro bagni — è nuovo da zero. Non c’era niente da recuperare e non aveva senso fingere il contrario.
Cosa abbiamo scelto di non fare
Non abbiamo messo l’ascensore: non c’era spazio senza sacrificare una camera, e la casa è vincolata. È il motivo per cui la Lavanda, la Vigna e la Suite si raggiungono a piedi, e lo diciamo sempre prima.
Non abbiamo fatto la piscina, anche se il posto ci sarebbe. Avrebbe cambiato il tipo di ospiti e avrebbe richiesto una persona in più solo per la manutenzione.
Non abbiamo ricavato altre camere, che pure si potevano fare nella barchessa. Quattro camere significa sedici persone al massimo a colazione, e Anna riesce a farla tutta lei. Con otto camere avremmo dovuto assumere e comprare il pane fuori. A quel punto saremmo diventati un’altra cosa.
Chi ci vive
Anna e Tommaso
Anna è cresciuta a Vicenza ma le estati le passava qui. Ha lavorato quindici anni nella ristorazione, prima in sala e poi in cucina. Si occupa della colazione, dei rapporti con i produttori e del corso di cucina che teniamo d’inverno.
Tommaso faceva il progettista a Milano. Ha seguito il restauro, e adesso si occupa di tutto il resto: check-in, itinerari, biciclette, prenotazioni, e la caldaia che ogni tanto fa i capricci in gennaio.
Viviamo nella casa accanto, quella che era della stalla. Siamo a trenta metri, quindi ci siamo se serve qualcosa, ma non stiamo addosso a nessuno: chi vuole sparire per due giorni può farlo tranquillamente.
Nomi e biografie sono dimostrativi: vanno sostituiti con quelli reali dei proprietari, che sono la parte più importante di questa pagina.
Da dove arriva la colazione
La colazione è la cosa su cui spendiamo più tempo e più soldi, ed è quella di cui gli ospiti parlano di più. Non è un buffet: si sceglie e si porta al tavolo.
- Le torte le fa Anna la mattina presto. Ne prepara due diverse ogni giorno, una delle quali è quasi sempre la torta di mandorle.
- Il pane arriva da un forno di Barbarano che impasta ancora a lievitazione naturale. Lo ritiriamo alle sette.
- Le uova da un allevamento a terra a tre chilometri. Sono di giornata, non è un modo di dire.
- Salumi e formaggi da due produttori dei Berici: sopressa vicentina e formaggi di latte crudo.
- Frutta e verdura dall’orto da maggio a ottobre. Il resto dell’anno dal mercato del giovedì.
- Le marmellate le facciamo noi, con la frutta della zona quando è stagione.
- Il caffè da una torrefazione di Vicenza, macinato al momento.
Se hai intolleranze o segui una dieta particolare, dillo quando prenoti. Senza glutine e vegano si fanno, ma vanno organizzati prima: il pane senza glutine va ordinato.
Scelte concrete
Sostenibilità, senza slogan
Non abbiamo certificazioni ambientali e non ci definiamo eco-qualcosa. Queste sono le cose che facciamo, verificabili.
- Fotovoltaico da 6 kW sul tetto della barchessa, installato nel 2020. Copre circa il settanta per cento dei consumi annui.
- Pompa di calore per acqua calda e riscaldamento. La caldaia a gas è rimasta solo come riserva per i giorni più freddi.
- Niente monodose in bagno: dispenser ricaricabili con prodotti di un laboratorio vicentino.
- Niente plastica in camera: caraffa e bicchieri in vetro, acqua dal rubinetto che qui è buona.
- Cambio biancheria ogni tre notti, o su richiesta. Non è per risparmiare: lavare ogni giorno quattro camere ha un costo ambientale che non ha senso.
- Fornitori entro venti chilometri per quasi tutta la colazione.
- Compostaggio degli scarti di cucina, che tornano nell’orto.
Quello che non facciamo: non abbiamo colonnine di ricarica per auto elettriche — ci stiamo pensando ma la potenza disponibile non basta — e in agosto l’aria condizionata consuma parecchio, perché in una casa di pietra con quattro camere occupate non se ne può fare a meno.
Perché scegliere una struttura piccola
Un B&B da quattro camere non compete con un albergo su servizi e orari. Non abbiamo la reception aperta ventiquattr’ore, il ristorante, la palestra, il room service. Se cerchi quelle cose, un hotel a Vicenza è la scelta giusta e te lo diciamo volentieri.
Quello che una struttura piccola può fare, e un albergo no, è conoscerti. Sappiamo come ti chiami, a che ora fai colazione e se il caffè lo vuoi lungo. Se ci chiedi dove mangiare ti diciamo dove andiamo noi, non ti diamo un elenco. Se piove ti riorganizziamo la giornata invece di lasciarti in camera.
E c’è la parte pratica: prenotando direttamente da qui, la commissione del quindici o venti per cento che finirebbe a una piattaforma resta nel soggiorno. È il motivo per cui possiamo permetterci la bottiglia all’arrivo, le condizioni di cancellazione più larghe e gli itinerari costruiti su misura.